venerdì 15 aprile 2011

Lavezzi ai fornelli: asado alla friulana e la Champions è servita!!!

E' diventato quasi un appuntamento fisso, i nostri lettori lo aspettano come si aspetta un gol di Cavani, con la certezza che entro la fine della settimana arriverà ed allora eccolo qua, il nuovo post firmato da Juaninho Rumba, stavolta si parla di Argentina e tango, ma il profumo delle coste brasilere è sempre forte e impregna ogni suo articolo...Buona lettura!!!

Dopo essere riusciti a vincere la nona partita in trasferta della stagione, laddove i tifosi davano la trentaduesima lezione di come si tifa e si supporta una squadra di calcio, il Napoli è rientrato alla sua residenza. Si lavora alacremente da qualche giorno sugli aspetti tecnico tattici e psicologici in modo da creare le condizioni ideali per battere l’Udinese.
Tutti a disposizione di Mazzarri che potrà dunque scegliere la formazione migliore. Sarà la sfida nella sfida tra gli allenatori che più si sono segnalati per bravura quest’anno, tra i due più prolifici bomber del campionato, tra le uniche formazioni che giocano sistematicamente con la difesa a tre, tra le squadre più care a Pierpaolo Marino oltre ad essere il match degli ex: Domizzi e Denis da una parte, De Sanctis, Cribari, Dossena e Pazienza dall’altra, tutti con il dente avvelenato, ognuno desideroso di essere decisivo.

Ad un tratto ti fermi, ripensi parlando degli ex, alle sfide con la squadra di Udine e tornano alla mente gli ultimi risultati, alcuni tristi, pesanti da digerire, poi però davanti agli occhi compare una scritta, come fosse in sovrimpressione, puoi leggere :“Udinese Napoli 0-5”. Ecco il treno dei ricordi piacevoli che riaffiora all’orizzonte e tutti i vagoni che si snodano alle sue spalle. Lo vedi sfilare lentamente davanti a te, d'altronde essendo nella tua testa è anche lecito che scelga tu la velocità ed ora vuoi goderti lo spettacolo. Le immagini cominciano la loro sfilata, si compattano formando una sequenza logica, lineare; in fondo sono passati pochi anni e quei ricordi sono ancora freschi. Era la seconda partita di campionato dal nostro ritorno in serie A. Alla prima, si era partiti colmi di speranze ma si era chinato il capo, in casa,contro il Cagliari. Subito le prime accuse alla società, questa squadra non si salverà nemmeno, diceva qualcuno; poi la svolta in Friuli, mister Reja sedeva sulla nostra panchina e poco più in là gli si contrapponeva Pasquale Marino. All’inizio c’era timore, soprattutto verso il tridente bianconero, nel quale molti di noi rivedevano gli avanti che avremmo desiderato per la nostra squadra. Di Natale - Floro Flores - Quagliarella, difficilissimo leggere i loro nomi ad alta voce e tutto d’un fiato, tutti napoletani e ciascuno di noi si chiedeva, appunto, quali strani eventi li avessero portati così lontani dal capoluogo partenopeo. Alla fine di quella gara, come detto, fu trionfo e chi, fino a qualche ora prima aveva parlato di retrocessione, ora gridava al tricolore. In quei novanta minuti lasciò la sua traccia un giocatore su tutti, Ezequiel Ivan Lavezzi, che per la prima volta in modo perentorio e definitivo impresse la sua firma in calce; gol, dribbling, assist al bacio, scatti supersonici e giocate che richiamavano all’ultimo affascinante eroe della storia calcistica napoletana: Diego. Quella domenica di Settembre el “Pocho” vinse quasi da solo e si consacrò agli onori di tifosi e stampa.

Partita di ritorno, cambia lo stadio ma non il copione; pronti via e autogol di Zapata su cross del nostro delantero argentino, il San Paolo che ancora non si scompone, quasi aspettandosi il gol del pareggio, in mezza girata, di Simone Pepe,da lì in poi soliloquio Lavezzi, doppietta magnifica, con tutto lo stadio questa volta ebro di entusiasmo. Sembrava danzare, quel folletto scintillante, un secondo tempo a passo di tango. Due bellissimi spaccati del nuovo Napoli tornato in serie A. Intanto il treno dei ricordi sfila via ed è il momento di tornare alla realtà. Lo fai mentre un mezzo sorriso si distende lentamente lungo il volto, adesso al di là della tecnica della tattica e dell’aspetto psicologico, che pure sono fondamentali, ricordi come si batte l’Udinese, sai chi può essere “l’uomo in più”. Lo sa certamente anche lui, che quando i sanitari lo portavano fuori dal campo a Bologna, ad una smorfia di dolore per la botta presa, ne mescolava sul viso una di profonda gioia, mentre sentiva i napoletani che gli dedicavano un coro. Li ha guardati e, sorridendo, segretamente avrà pensato : “Napoli, chiamami ancora amore!”.
Stai tranquillo, Pocho, ché questo affetto non ti sarà negato mai.

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