mercoledì 2 febbraio 2011

I comandamenti di Gemìno

Io da bambino ho sempre giocato a basket, era lo sport che mi piaceva di più, infatti al mio paese ero uno dei pochissimi che invece di voler somigliare a Roberto Baggio, voleva essere Karl Malone.
Io ci credevo veramente che un giorno avrei giocato nell’NBA, però mi rendevo pure conto che mentre farsi crescere un codino era una cosa abbastanza semplice, per somigliare a Malone, così grosso, così muscoloso ma soprattutto così nero, beh, avrei semplicemente dovuto rinascere, e allora per un po’ di tempo misi da parte la pallacanestro e decisi di iscrivermi alla scuola calcio.
Lì la prima cosa che notai fu che l’allenatore non l’avrei chiamato più “coach” ma “mistèrrr” e soprattutto che i bambini della scuola calcio erano più fanatici di quelli che giocavano a basket, forse perché la Serie A in fin dei conti era più vicina (almeno ideologicamente) dell’NBA.
Il mio mister si chiamava Gemìno, il cognome non l’ho mai saputo, era un uomo robusto con dei baffoni neri che lo facevano somigliare ad un allenatore dell’Unione Sovietica, però le somiglianze finivano lì e con noi era buono e ci lasciava liberi di divertirci senza troppi divieti. Gemìno ci insegnava le regole base del calcio e i suoi comandamenti, in mezzo al campo, erano molto semplici ed erano due soltanto: “non correte tutti sulla palla” e “non abbiate paura degli avversari”.
Io queste due regole le ho sempre ricordate, anche se poi ho lasciato la scuola calcio e sono ritornato a sognare di diventare una stella dell’NBA, però stavolta volevo essere Shaquille O’Neal, insomma i problemi che avevo prima ancora non li avevo risolti, anzi se è possibile erano peggiorati , visto che, se già somigliare a Malone era difficile, essere come O’Neal era impossibile anche solo da immaginare.
Ieri sera stavo guardando Milan-Lazio in tv, e già al decimo minuto del primo tempo m’è tornato in mente Gemìno, quando ho visto Ibrahimovic stoppare di petto sulla trequarti e, prima ancora che la palla toccasse terra, quattro giocatori della Lazio andare in copertura a cercare di rubargli palla, l’azione è proseguita ed io non ho dato troppo peso al mio ricordo d’infanzia, ma quando ho visto sulla fascia sinistra Emanuelson, Antonini e Ibra correre sullo stesso pallone e pestarsi i piedi per prenderlo, beh non ho potuto proprio arrestare il flusso di ricordi. Fosse stato Gemìno il “mistèrr” di Milan o Lazio, quelli ancora starebbero correndo intorno al campo per non aver rispettato i comandamenti.
Sempre guardando quella partita ho pensato che Gemìno sarebbe stato contento di allenare il Napoli, perché il Napoli è una squadra che non ha mai paura, ha giocato contro tutte le grandi del campionato Italiano e anche contro alcune grandi del calcio europeo (Liverpool, Steaua Bucarest, Benfica) senza mai farsi prendere dal panico, ha difeso contro grandi campioni al massimo doppiando la marcatura, ma mai ha mandato quattro uomini sullo stesso attaccante e mai si sono visti tre giocatori correre sullo stesso pallone, insomma il Napoli degli ultimi tempi è una squadra tranquilla che non si fa prendere dall’ansia, a dirla con Gemìno il Napoli è una squadra “religiosa” perché rispetta i comandamenti…

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