domenica 27 febbraio 2011

La posta in gioco

Messico 1986. Disgraziatamente io non c'ero, ma stavo per arrivare.
Il 22 giugno c’è Argentina-Inghilterra: la guerra delle Falkland è finita da un po’; è stata, da parte dell’Argentina, una guerra stupida, una sconfitta sicura e tragica, voluta da una miope dittatura militare in crisi per rilanciare sé stessa sotto la spinta del sentimento nazionale. Fu la fine di quella dittatura. Il sentimento nazionale – invece – avrebbe trovato, quattro anni dopo, una valvola di sfogo (l’unica ammissibile) ben più sensata, artistica, umana. Lo sport. Il calcio.
Argentina-Inghilterra è un quarto di finale di un mondiale rimasto nella storia per tanti motivi, ma soprattutto per questo. L’Argentina lo vincerà, questo mondiale, e sarà una rivincita per tutti. Emir Kusturica, nel suo documentario su Maradona, ha ripreso ossessivamente questo momento della vita del Pibe de Or, ne ha fatto l’emblema della carriera di Diego, il trait d’union delle sue due ragioni di vita. Il calcio e il riscatto sociale e politico dell’Argentina. Una mini-sequenza animata di pochi secondi (c’è Maradona che gioca contro regnanti e primi ministri inglesi e americani) è lì a ricordarci quello che può significare, per tante persone insieme, una partita di calcio.
Qualcosa del genere, io penso, sarà la sfida di domani, Milan-Napoli. Sfida-scudetto, dicono tutti. A me importa poco, o meglio mi importa meno di tutto il resto. Non è questa la posta in gioco.
Disse Maradona a proposito della famigerata ‘mano di dio’, che assicurò la vittoria alla sua squadra: "Chi ruba a un ladrone ha cent'anni di perdono”.
Questo non è un blog politico (ma 'qual è oggi la reale differenza - si chiede giustamente Oliviero Beha - tra un tifoso di calcio e un tifoso di un partito o di un'area politica?') e forse il paragone è un po’ inopportuno. Giocatori e tifosi del Milan non hanno colpe. Qualcuno dirà che forse ne hanno, perché in certo modo essere pagati o appoggiare una simile presidenza vuol dire essere complici. Ma questa è una questione di coscienza, non di giustizia. Allo stesso modo, i giocatori del Napoli giocheranno, com’è naturale, per vincere e per conquistarsi un posto sempre più in alto in classifica. Molti di loro non sono italiani, e in ogni caso è giusto e normale che tutti giochino per il Napoli e non per l’Italia per bene.
Molti guarderanno la partita per il Napoli, alcuni spereranno in una vittoria difficile (in trasferta e senza la fantasia del Pocho in campo), per rimanere lassù.
Io non potrò fare a meno di guardarla come una sfida non contro la prima in classifica, ma contro chi negli ultimi vent’anni e forse più ha occupato la mia terra e usurpato il mio futuro.
Forse i giocatori del Napoli non avranno le motivazioni per viverla così. Eppure il calcio italiano di questi tempi è sempre più lo specchio della società italiana, dove come ha scritto Gianni Mura, ci sono 'ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri’. Per questo, io penso, anche loro, anche gli azzurri, possono e forse devono giocare questa partita come una sfida (almeno) tra il calcio per bene e quello per male. Tra il calcio che arriva, orgogliosamente, al secondo posto con le sole proprie forze, con il bel gioco e la forza di volontà, e il calcio che rimane lì in vetta, intoccabile come in Italia tutti gli intoccabili, per provvidenza divina o, più prosaicamente, arbitrale.
Per questo motivo, e per tanti altri, io spero che domani il Napoli vinca. E spero che lo faccia giocando una partita corretta e a viso aperto. E penso pure, però, che se per riuscire nell’impresa ci sarà bisogno che qualcuno la metta dentro con un pugno, quando l’arbitro non vede, saremo tutti ugualmente giustificati. ‘Chi ruba a un ladrone, ha cent’anni di perdono’.

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lunedì 21 febbraio 2011

Napoli-Catania...i voti

De Sanctis 6,5 Stavolta gli attaccanti avversari riescono a tirare più volte verso la porta difesa da Morgan, ma gli interventi del Pirata sono sempre precisi, le sue parate sempre efficaci e ora i minuti di imbattibilità interna sono 669, a fine gara ha affermato che per lui è stato poco più di un allenamento “Sono abituato a parare i tiri di Cavani, stasera solo normale amministrazione!!”

Santacroce 6,5 Il leoncino ieri sera ha dimostrato la velocità di un ghepardo e l’intelligenza di un delfino, ha anticipato tutti gli avversari riuscendo a leggere in anticipo l’azione e a farsi trovare un secondo prima dell’avversario sulla palla. Da leone vero la resistenza al dolore e la determinazione a resistere per non lasciare la squadra in dieci.

Cannavaro 6,5 Grande prova del Capitano, negli ultimi minuti, quando il Catania attaccava disperato e con tutti gli uomini, è stato eccezionale nel compattare difesa e centrocampo per formare una vera diga da contrapporre agli avversari.

Aronica 6,5 Dal lato sinistro non si passa, Aronica difende benissimo ma soprattutto avanza tanto, costringendo l’attaccante avversario a cambiare ruolo, da probabile assist-man deve trasformarsi in impacciato difensore per provare a togliere la palla a Totò, peccato mancherà in Spagna.

Maggio 6,5 Corre, come al solito, e salta avversari con una certa facilità, non sempre precisi i suoi cross, ma in quel ruolo è davvero insostituibile.

Pazienza 6 Funziona bene l’intesa con Yebda, anche se il merito è più dell’algerino che del foggiano, svolge il suo compito, non è veloce come suo solito ma riesce comunque a recuperare molti palloni. Deve riposare.
(dal 76’ Gargano, s.v.)

Yebda 6,5 Un mastino in mezzo al campo, strappa palloni agli avversari con una facilità impressionante, e quando non ci riesce li ferma col fisico imponente, apre bene le azioni d’attacco e si fa vedere spesso in avanti, davvero un gran bel giocatore.

Zuniga 7,5 Prima di scrivere qualsiasi parola è necessario porgere le dovute scuse a questo ragazzo, troppe volte l’abbiamo criticato, troppe volte l’abbiamo offeso, ieri sera ci ha zittiti tutti e l’ha fatto senza rancore, senza rabbia ma col sorriso bellissimo di chi è davvero felice, di quella felicità che è per tutti ed è così straripante che toglie il posto ad ogni cattivo sentimento. Il gol è stato stupendo, ha colpito con freddezza cercando il punto più difficile e trovando uno spazio strettissimo fra un pezzo di legno e la frenesia di un portiere che s’è spinto troppo avanti, ha segnato da attaccante puro, proprio lui che è un esuberante difensore.
(dal 79’ Dossena, s.v)

Hamsik 6,5 Qualcosina la sbaglia anche lui, a volte vive dei momenti di smarrimento, però quando si rende conto di essere un campioncino vero e calcia quel pallone con un sinistro violento e pieno di effetto, beh, i brividi li avverte anche chi sta seduto sul comodo divano di casa.

Sosa 6,5 Una buona prestazione, finalmente lo vediamo correre più sciolto e meno teso, si procura un rigore in maniera furba e con un buono scatto che aveva lasciato sul posto il difensore. El Principito si sta decisamente abituando al suo nuovo regno, continua così, vogliamo vederti brandire lo scettro.
(dal 61’ Mascara 6 Per lui è una gara difficile, di fronte ha i suoi compagni e la squadra per cui tifa, entra sommerso dall’applauso dei tifosi napoletani che esplodono in un boato quando lo vedono cercare un gol di tacco, parato sulla linea dal portiere del Catania)

Cavani 6 “E il settimo giorno si riposò” L’errore dal dischetto ci ha consegnato un Edinson umano, a noi che lo credevamo un alieno, un essere venuto da chissà dove capace di segnare sempre e comunque, ieri abbiamo capito che non è così, ma ad uno con quella faccia d’angelo possiamo perdonare tutto. Nell’applauso del San Paolo, a dispetto del palo, c’era tutto il perdono di questo mondo…non abbatterti Matador.

Mazzarri 7 Non era facile, dopo la dura battaglia col Villareal, mettere in campo una squadra motivata e fresca, gli uomini con cui ha sostituito i titolari però gli hanno dato una grossa mano, non generando alcun rimpianto. L’abbraccio e la corsa verso Zuniga sono un ricordo emozionante che conserveremo per tanto tempo, in quel gesto c’era tutto quello che può significare la parola “squadra”. Complimenti Mister.

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venerdì 18 febbraio 2011

Tanti auguri a Te

Oggi è stata confermata la squalifica di tre giornate a Lavezzi per lo sputo a Rosi, dopo che la SSC Napoli aveva presentato ricorso, incaricando l'avvocato Grassani.
Sembrava ovvia la revoca della squalifica o quantomeno (e già sarebbe stata un'ingiustizia) la diminuzione della pena. Le immagine "da prova tv" (quelle di Sky) non mostravano la chiarezza - CHIAREZZA - che per legge e per precedenti le suddette devono dimostrare.
Invece no. Durante il dibattimento sono state presentate altre immagini, quelle della trasmissione "controcampo". Cioè le stesse di Sky, solo un po' più ingrandite. Secondo la corte sufficienti per la condanna.
Benissimo. Allora a questo punto diciamoci qualche bugia: diciamo che Lavezzi non era già stato ammonito (attenuante, a fini del procedimento "prova tv"), diciamo anche che l'argentino abbia cominciato lui senza essere provocato, continuiamo a mentirci e diciamo addirittura che nelle immagini di Mediaset lo sputo del Pocho è evidente, chiaro e preciso. Anche se ammettiamo tutto ciò, questa sentenza emessa oggi, per Legge, non è valida. Presenta un difetto enorme. Per questo motivo (le note omesse sono irrilevanti ai fini del mio discorso):

Dispositivo dell'art. 101 c.p.c.

Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti (2), non può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro la quale è proposta non è stata regolarmente citata (3) e non è comparsa (4).
Se ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d’ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione.

Cioè, in parole povere, non si possono presentare prove non "pattuite" in precedenza, a meno che non passino 40 giorni! Vale a dire che se l'istanza di primo grado è stata dibattuta sulle immagini di Sky, anche quella di secondo grado (il ricorso) deve essere dibattuta sulle stesse prove. Altre prove solo dopo 40 giorni.

Quindi qui c'è una violazione chiara del codice di procedura civile molto, molto grave. Il punto è che se l'avvocato Grassani si mettesse di nuovo a fare ricorso (ha il diritto di farlo) passerebbe almeno un'altra settimana, e comunque lo sconto della pena sarà di una sola giornata; quindi due giornate il Pocho le salta per forza. Catania e Milan.

Inutile dire altro, anche perché mi rendo conto della "pesantezza" del post. Però voglio collegarmi all'inizio del post: per me questa è stata una giornata negativa, perché mi sono domandato che senso ha seguire questo campionato. E non dico che qualcuno sta ostacolando il Napoli o vuole far vincere il Milan. Sto dicendo che oggi c'è stata una palese ingiustizia, o volendo essere positivi, è stato punita la deontologia di un professionista in maniera differente da altri professionisti, i precedenti parlano chiaro. (E vedremo cosa ne sarà di Gattuso). Quindi mi sono domandato, ad esempio, perché guardare Milan Napoli, ho sentito su di me l'ombra di calciopoli, tanti fantasmi. Ho pensato se vale la pena guardarla sapendo che non esiste una giustizia del tutto sana, ritrovandomi - vedete che paradosso! - sulla stessa lunghezza d'onda del presidente, e come noterete dalla minuscola, non sto parlando di De Laurentiis.

Poi ho visto il calendario. Oggi è 18 febbraio. Oggi Roberto Baggio compie 45 anni. Ho rivisto il video della sua uscita di scena, un Milan Brescia in cui saluta tutti, con un bellissimo commento di Caressa. C'è Maldini che lo abbraccia, e Roby che commosso esce. E tutto il pubblico rossonero in piedi lo applaude. Ho pensato al pubblico rossonero e a Baggio. Ho pensato che è per rispetto dei tifosi del Milan che vedrò la partita e continuerò a seguire questo campionato. Loro non c'entrano nulla con l'articolo 101 del codice di procedura civile: non è giusto rinunciare a certi campioni, ho pensato a Baggio. Anche noi tifosi del Napoli l'avremmo applaudito, se quello fosse stato il San Paolo e non il Meazza. La Legge non è uguale per tutti, ma il calcio sì. E alla fine vince il gol, per questo il calcio è una fede e la Legge no. La Fede è per pochi, ma quando c'è, è uguale per tutti, non c'entrano i soldi o il potere, le minorenni o le mogli, i politici o gli uomini comuni. Il punto è che chi applaude Baggio in quel modo va rispettato, perché sono nostri fratelli di Fede, è per rispetto loro che seguo il Napoli dalla serie C, che lo seguirò in Champion, Europa League o lì dove non si può dire.

Chi applaude i campione, ha Fede, chi a questi impedisce il campo, state sicuri che non è un nostro fratello. Pregava De André, in nome di chi disobbedisce alle leggi del Branco, in nome di chi ha una Fede fastidiosa: "Non dimenticare il loro volto, che dopo tanto sbandare, è appena giusto che la Fortuna li aiuti (...) come un'anomalia". A proposito, auguri anche a lui.


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mercoledì 16 febbraio 2011

Barcellona

Barcellona. I quartieri popolari delle grandi città si somigliano un po’ tutti: un po’ di tutti i popoli, soprattutto i più sfortunati, colori e lingue diverse, tantissimi cinesi, sempre.
Al Poble Sec ci arriviamo dopo una lunga giornata, con i colori e il panorama del Parc Güell ancora negli occhi. E qui i colori, si capisce subito, sono tutti diversi. Negozietti e carrozzine, marciapiedi sporchi e
falafel all’angolo della strada. Mi avevano detto di andarci perché è un quartiere pieno di artisti: quel giorno, forse, erano in sciopero.
A Barcellona ho visto due partite di calcio, tutte e due bellissime.
La prima l’ho vista in televisione: c’erano undici ragazzi con la maglia azzurra che a testa alta hanno imposto il loro bel gioco, preciso e fantasioso insieme, sulle sagome inermi di altrettante statuine vestite di giallo e di rosso.
La seconda, invece, l’ho vista dal vivo. Ma non al Camp Nou (il Barcellona giocava fuori casa). La seconda l’ho vista proprio al Poble Sec. Una piazzetta piccola e rotonda, in pendenza e con le panchine ai lati. Due alberi, da un lato, a fare da porta. Dall’altra parte, disegnando un campo invisibile a forma di L, le sbarre di ferro dell’ingresso della metropolitana: la porta avversaria. In mezzo dieci bambini, tra gli otto e gli undici anni. Giocano a pallone, e giocano bene. I più bravi si esibiscono in finte di corpo con la facilità dei professionisti, toccano il pallone con la suola, lo nascondono e lo fanno riapparire poco più in là. Tirano di collo, di piatto, e d’esterno. A giro e rasoterra. Il tutto in uno spazio lungo sì e no dieci metri. E a forma di elle.
La prima partita, quella in tv, l’ho vista in compagnia di tanti napoletani che vivono a Barcellona, al bar Nero a metà, vicinissimo alla Sagrada Familia. Fuori, uno degli spettacoli più incredibili dell’architettura del ‘900. Dentro, cori e tensione, recriminazioni a ogni tocco sbagliato, sciarpe azzurre e colorite invettive in direzione dell’arbitro.
Al Poble Sec ci fermiamo un po’ di tempo a guardare i bambini. Piano piano ci appassioniamo, cominciamo a tifare per una delle due squadre. Ci gioca un bambino che quando tocca la palla sembra un piccolo Messi: è il nostro idolo. Ma tutti i bambini, entrambe le squadre, si passano la palla, creano delle geometrie: giocano come il Barcellona, la loro squadra. Non sembrano bambini.
In tv, nel bar vicino alla Sagrada Familia, gli uomini adulti in maglia azzurra giocano con la voglia dei bambini: c’è il campioncino che sogna di essere il più grande. Appena tocca la palla si capisce che è argentino, ma fa un gesto da bambino che non ha niente a che vedere con la fantasia. Pure lui crescerà.
Il resto è tutto immaginazione, e geometria. I bambini del Poble Sec giocano imitando i gesti dei loro campioni, e le geometrie perfette della loro squadra che vince sempre.
Gli undici ragazzi azzurri, in tv, hanno imparato piano piano, con un grande maestro, quegli stessi automatismi e quelle stesse geometrie, e tutte vanno a finire sui piedi di un campione che la mette sempre dentro.
Quando ce ne andiamo dal Poble Sec il bambino più bravo fa un passaggio bellissimo. Lo applaudiamo: lui si gira e ci manda dei baci, come un giocatore grande alla sua curva. Noi, invece, abbiamo capito che questa, anche questa, è una città di calcio.
Gli azzurri alla tv hanno vinto pure loro, una partita epica. Mandano i baci alla tv, e tutti dentro il bar ricambiano con gioia, cantano o’ surdato ‘nnamurato. Qualcuno inizia pure un coro con dentro la parola tricolore, che è meglio non dire.
Quando usciamo fuori dal bar è buio e Barcellona sta cominciando a vivere la notte. Sono felice e ho in mente una grande partita, dei piccoli calciatori di talento in una piazzetta rotonda, e due parole: fantasia e geometria. Mentre le penso, alzo gli occhi e le vedo. È la Sagrada Familia, che mi dà ragione.

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domenica 13 febbraio 2011

Roma-Napoli...le pagelle

De Sanctis 6,5 Poco impegnato, ma quando c'è da lavorare si butta a testa bassa, para il tiro a Vucinic e respinge un gran sinistro di Menez. A fine partita ha inviato una mail a Tom DiBenedetto (futuro presidente della Roma) e lo ha sollecitato a trovarsi un bomber, visto che il capocannoniere della Roma è fermo a 10 reti, o quantomeno a chiedere a De Laurentiis di prestargli Cavani, insomma lui vuole lavorare, non gli va di fare sempre da spettatore.

Campagnaro 9 Lo so, è troppo, è eccessivo, è stato ammonito e non ha nemmeno segnato, ma questo voto se lo merita comunque, perchè vedere un difensore fare tanti dribbling nella propria trequarti e poi ripartire palla al piede e testa alta è sempre uno spettacolo, in alcune progressioni è risultato evidente che ha avuto un passato da attaccante...e poi questo voto me l'ha suggerito mio cugino che è uno che di calcio ne capisce.

Cannavaro 7 Come il capitano di una nave che, si trovi in una tempesta violenta e assassina o abbia il vento in poppa e il sole luminoso all'orizzonte, sa sempre come reggere il timone e stimolare i suoi uomini, così ieri Capitan Cannavaro ha retto la barra chiudendo sempre la sua area, Vucinic, Borriello, e poi Menez e Totti erano i pirati che provavano l'abbordaggio, ma hanno dovuto rinunciarci, ieri non era serata. La notte magica del Capitano s'è conclusa con quel cross millimetrico per Cavani, e quando la nave Napoli attraccherà lui nè avrà di storie emozionanti da raccontare ai figli prima della nanna e quella di ieri, forse, sarà la loro preferita.

Aronica 6,5 Gestisce bene il lato sinistro, resiste ai colpi dei romanisti e si diverte anche lui a dribblarne qualcuno, guardando la zona di difesa napoletana ieri sera sembrava di essere in una Plaza de Toros, e chi fossero i
"banderilleros" e chi i tori da stordire e da preparare per El Matador era abbastanza evidente.

Maggio 7,5 E' stato convocato in Nazionale in settimana, e dopo la prestazione di ieri sera è ragionevole pensare che da Coverciano abbia percorso i 150 km che la dividono da Maranello e lì si sia infilato nella Galleria del Vento progettata da Renzo Piano e abbia provato a sconfiggere anche l'attrito per poter essere così veloce. Riise a fine gara ha giurato di aver visto sulla maglietta di Maggio (ovviamente sulla parte posteriore) un piccolo cavallino rampante.

Pazienza 6,5 Firmiamo tante nobilissime petizioni ogni giorno, forse dovremmo dedicarci anche a quella che chiede a De Laurentiis di rinnovare il contratto a questo ragazzo, che tutti considerano da serie B ma intanto lui gioca in serie A, titolare della squadra seconda in classifica e ancora non mi pare che abbia mai sfigurato.

Gargano 6,5 Parlando de El Mota bisogna sempre rivolgersi alla matematica e fare la tara, quanti palloni recuperati? 100 quanti persi? 98 insomma la solita serata in cui alterna recuperi impressionanti a errori da scuola calcio (categoria pulcini) però sta crescendo, dalle sue parti difficilmente si passa, però non chiedetegli di impostare il gioco, tutto qui.

Dossena 6 Stavolta il "6politico" tocca a lui, brutta partita forse la stanchezza o il nervosismo, comunque gioca male e si fa vedere pochissimo in attacco, in difesa è distratto e falloso (brutta la gomitata a Taddei) fortunatamente il suo rendimento non ha inficiato la prestazione della squadra.
(dal 59' Zuniga 6 tanta corsa, qualche buon dribbling, insomma non si fosse stancato con la Nazionale sarebbe partito titolare)

Hamsik 7 Come un diamante, che a esagerare è grande come una nocciola, lui sembra non esserci in campo, quasi non te ne accorgi, vedi solo dei passaggi precisissimi come i tagli che si riescono ad ottenere con le punte diamantate, delle progressioni intense che lasciano ai difensori almeno un metro, si procura il rigore proprio in questo modo, il suo modo di giocare a pallone abbaglia, come un diamante attraversato dalla luce. Dalla miniera l'abbiamo estratto noi, venite pure ad ammirarlo, ma questo diamante non ha prezzo, è troppo prezioso.
(dal 74' Yebda s.v.)

Lavezzi 6 Sulla sua prestazione grava quello sputo a Rosi (anche se è stato proprio il difensore della Roma a cominciare, come da sua stessa ammissione). El Pocho era stanco, si vedeva, nel senso che in campo lo si vedeva quasi a velocità normale, ma nonostante la stanchezza quando decide di accelerare i difensori avversari hanno bisogno delle strisce chiodate in dotazione alla polizia americana per fermarlo. Peccato per quell'errore davanti a Julio Sergio, avesse segnato lo staremmo ancora applaudendo.

Cavani 9,5 A giugno Bigon probabilmente ha acquistato due Cavani, perchè ieri in campo ce n'erano due, uno giocava in difesa e un altro in attacco, quello in difesa strappava palloni agli attaccanti avversari con precisione e forza, quello in attacco si lanciava sulla palla
con la stessa velocità e la stessa aggressività di un falco che scende in picchiata sulla preda. Sul secondo gol l'abbiamo ammirato superare con un balzo Rosi e colpire di stinco, dimostrando un istinto primordiale e feroce, una voglia insaziabile di segnare e segnare e segnare ancora.
(dall'85' Mascara s.v da sottolineare solo che al momento della sostituzione tutto l'Olimpico ha tributato un lungo applauso a El Matador)

Mazzarri 7 Se la squadra entra in campo motivata e concentrata è merito suo, se i centrocampisti chiudono davanti alla difesa e pochi pericoli arrivano in area è merito suo, se gli esterni di centrocampo quando c'è da difendere formano una linea con i difensori di cinque uomini è merito suo, se Cavani gioca da prima punta e segna tanto è merito suo...se la squadra riuscirà a mantenere i piedi per terra e a giocare come ha fatto fino ad ora, sarà ancora merito suo.

Mia zia 10 Accompagnare la partita del Napoli con del buon cibo è sempre una cosa piacevole, quando poi il buon cibo significa una torta rustica salsiccia e broccoli o due pizze con pomodoro e capperi fatte in casa, beh allora da piacevole si passa al sublime.


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martedì 8 febbraio 2011

Il Piccolo Principe

Il piccolo Principe finì per caso sul nostro pianeta. Il suo aereo doveva prenderlo un’altra persona. Una che parlava la sua stessa lingua, del suo stesso pianeta e del suo stesso ruolo in campo, più o meno. Solo che il giorno della partenza, l’altra persona atterrò col suo aereo nel posto sbagliato, si confuse, scambiò i carrugi di Genova con i vicoli di Napoli, il Miramare con l’hotel Vesuvio, non seppe cogliere la differenza tra i due mari.Perciò a Napoli aspettavano un aereo, e il piccolo principe ne approfittò.

Lui però era di un altro pianeta. Non parlava la nostra lingua, si muoveva in campo in maniera diversa, l’unica cosa che gli riusciva era osservare, ma non bastava; ogni tanto giocava, ma quel posto in fin dei conti non doveva essere il suo, perciò si dice che a Gennaio qualcuno ha visto il piccolo Principe all’aeroporto di Capodichino. Cercava un aereo qualsiasi, qualsiasi pista lasciata libera da qualche sbadato che non sa riconoscere i mari. Attaccante, centrocampista o ala destra.

Un giorno di febbraio però il piccolo Principe incontrò un signore anziano e con i baffi, vestito in frak e coi capelli ben pettinati. Fumava una pipa e camminava lento appoggiato al suo bastone di legno antico. Questo signore era un signore distinto ed evidentemente ricco, come dimostrava l’orologio d’oro che fuoriusciva dal taschino. Era un vecchio benestante come tanti, se non fosse per una enorme rete bianca e azzurra che lo avvolgeva tutto, che il ricco signore indossava come una specie di lunga mantella. “Salve”, si presentò il vecchio al piccolo Principe. “Sono il signor Gol”, gli strinse così la mano. Al piccolo Principe salì improvvisamente una forte gioia nel cuore. Senza sapere perché, come se al posto delle parole il vecchio avesse la punta di una bacchetta magica. Non sapeva come dimostrare la sua gioia. Saltare, ballare, buttarsi a terra, fremeva nel petto e aveva voglia di abbracciare chiunque. Il piccolo Principe riuscì solo a balbettare: “Sa, sa-lve”. Poi prese fiato e disse: “Finalmente”. Il vecchio tirò fuori una risata fragorosa e abbracciò il Principito. Gli disse che non se l’aspettava, vero? “Ma prima o poi io arrivo per tutti”, disse il gol. Poi girò le spalle lento e soddisfatto. Ma il piccolo Principe smise per un attimo di essere contento. “No, no, dove vai?”. “Via”, fece il vecchio. “Ma torni?”, chiese il piccolo Principe. Il vecchio si fermò, lo guardò dritto e negli occhi e disse: “Torno, ma solo se mi addomestichi”. Il piccolo Principe parve spaesato, come la prima volta che mise piede al san Paolo. “Che vuol dire: “mi addomestichi?”.

“Vuol dire creare dei legami”.

“Legami?”.

Il vecchio allora tornò verso Josè Ernesto e gli mise una mano sulla spalla, mentre tutto lo stadio si zittì, aspettando una doppietta: “Stammi bene a sentire. Tu adesso non sei per me che un calciatore come tanti, e io per te un vecchio come tanti. Ma se tu mi addomestichi noi avremmo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unico al mondo. E sempre, in ogni parte del mondo, io e te ci cercheremo, trovandoci o no, ma ci cercheremo, sempre”.

“Ah, comincio a capire”. Il Principito si fermò un attimo a riflettere, aiutato dal silenzio dello stadio, e disse:

“Questa squadra… allora… mi ha addomesticato”.

Il vecchio sorrise e con la tranquillità di chi è riuscito nel suo intento, si sedette pesante come un ciuccio sull’erba del San Paolo:

“Ecco. Adesso tocca a te”.

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domenica 6 febbraio 2011

Napoli-Cesena Diamo i numeri.

De Sanctis, 6 Il Napoli non prende gol in casa dal 21/11/10, cioè da 6 partite, a voler essere precisi da 573'...Morgan ha chiesto a De Laurentiis di posizionare, dalla prossima in casa, una sdraio sulla linea di porta, almeno se la gode in posizione comoda.

Santacroce, 7 Il ruggito del leoncino si è sentito forte al San Paolo, anticipa bene ed esce spesso palla al piede, Jimenez, alla fine della partita ha dichiarato che si iscriverà ad un corso per domatori.

Cribari, 6,5 Preciso di testa, quando però la palla si abbassa e deve intervenire di piede commette qualche fallo di troppo, sufficienza piena per quel passaggio filtrante ad Hamsik che avvia l'azione del gol.

Aronica, 7 Con le sue rovesciate spalle all'attaccante ha mandato un segnale forte ad Ibrahimovic, anche a Napoli sanno destreggiarsi col taekwondo. Molto sicuro, assente Cannavaro è lui il leader della difesa e questa responsabilità non gli pesa affatto.

Maggio, 7,5 Assist perfetto per Cavani, gol regolare non visto dall'arbitro e dall'assistente, interventi difensivi precisi, insomma una partita da ricordare, si fosse messo la giacca e avesse sostituito Mazzarri nessuno avrebbe avuto da ridire.

Yebda, 6,5 Con il fisico che ha si fa sentire in mezzo al campo, con i piedi non è sempre preciso, però è molto disciplinato e fa bene sia quando si spinge in avanti sia quando Mazzarri gli chiede di stare in copertura. Utile.

Gargano, 6 La squadra vince e lui conquista la sufficienza, ma è un "sei politico", sbaglia quasi tutti gli appoggi, cerca poi di recuperare correndo tanto e strappando palloni, ma ne perde altrettanti e in quella zona del campo concede sempre la superiorità agli avversari. Un pò di panchina gli farebbe bene.

Zuniga, 7 Bravo quando fa il vice Dossena, ha subito l'occasione di segnare, ma gli capita sul piede sbagliato, il sinistro. Corre tanto ed è suo il cross per il gol (regolare) di Maggio, lascia spazio a Dossena salutato dagli applausi del pubblico.
(Dall'84' Dossena, pochi palloni da giocare, fa rifiatare Zuniga)

Hamsik, 6,5 Il mezzo punto è per quel passaggio con cui serve Maggio nell'azione del gol, vede uno spazio tra due difensori e la mette lì dove doveva arrivare, poi subentra la stanchezza e commette parecchi errori, anche lui sostitutito, le tante partite cominciano ad offuscarlo.
(Dal 74' Mascara, non ha ancora assimilato gli schemi offensivi di Mazzarri ma il talento ce l'ha e lo mostra tutto nell'azione del raddoppio, velocissimo nel superare il difensore si infila nello spazio e serve al bacio per Sosa. Complimenti a Bigon, ha trovato il vice Lavezzi)

Lavezzi, 6,5 Corre, e tanto, non si risparmia ed insegue anche i palloni che sono destinati all'out, il mezzo voto è per questo perchè sbaglia tanti passaggi anche lui, ma nonostante ciò il Napoli non può farne a meno.
(Dal 90' Sosa, cinque minuti in campo ed un gol che gli serviva come l'aria, sei mesi al Napoli e tante critiche, proviamo a cancellare tutto e immaginiamo che sia stato il terzo acquisto del mercato di Gennaio, benvenuto Principito)

Cavani, 8 Aspettavamo un attaccante così da una vita, forse non è vero, forse è il frutto della nostra immaginazione, forse è il sogno di noi tifosi che in quel ruolo abbiamo visto alternarsi tanti giocatori, tante promesse mai mantenute, beh allora se davvero così fosse, se Cavani fosse solo un sogno allora staccate tutte le sveglie, chiudete le porte delle vostre camere a chiave e continuate a sognare, almeno fino a Maggio.

Mazzarri, 7 Fa riposare alcuni fra i giocatori più utilizzati e finalmente i sostituti non fanno rimpiangere i titolari, almeno nel primo tempo vince la partita a centrocampo dove il Cesena non passa mai, nel secondo tempo la squadra molla per la stanchezza, ma non è colpa sua.

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giovedì 3 febbraio 2011

Eduardo

Mirandela si trova in Portogallo, nel nordest, in una zona senza mare né vegetazione. Una specie di deserto, troppo lontano da Lisbona, lontanissimo da Oporto.

Siamo nei primi anni ’90 e un ragazzino molto povero si mette in testa che nella vita vuole fare il portiere. E’ molto forte, anche se ha solo dieci anni quelli più grandi se lo litigano perché dà sicurezza. Para tutto, punizioni, tiri da fuori e da vicino; nelle uscite è imbattibile, para anche con la faccia. I rigori poi… solo quelli perfetti non riesce a prendere; tranne quando sono lenti, quando è così, para anche la perfezione.
Solo che a fine giornata ha le mani tutte rosse che fanno male, non riesce ad afferrare neanche un bicchiere d’acqua.
Questo perché è molto povero e i genitori non possono permettersi un paio di guanti. Fortuna che Mirandela è un deserto, e non servono i guanti di lana.
Una sera però suo padre torna a casa sorridente, distrutto dal lavoro ma sorridente. Gli versa un bicchiere d’acqua e gli dice: preparati, domani andiamo a comprare i guanti. Suo padre è un uomo buono perché spera, sa perfettamente che suo figlio un giorno sarà il portiere dello Sporting o del Benfica, magari del Porto. Lo spera, quindi lo sa.
Così il giorno dopo lui e suo padre vanno a comprare i guanti, vanno con la macchina che è vecchia e fa rumore, ma poco importa. La giornata è bella, e sono gli unici a camminare nel deserto.
Se non stesse andando a comprare i guanti, sarebbe la giornata ideale per una bella partita. Perfetta, come tutto questa perfezione che Dio gli sta regalando.
Ma in realtà non sono soli. C’è anche un camion e il suo conducente, che credendo di essere anche lui solo, ha smesso per un attimo di guardare la strada.
Poi ha travolto lui e suo padre, e ha distrutto la macchina. Dopo lo scontro, un attimo dopo, c’era tanto silenzio, puzza di benzina e sangue sulle mani del piccolo portiere. Il sangue era di suo padre, morto sul colpo, lui invece vivo per miracolo, come un rigore angolato e potente, perfetto. Ma parato.
Qualche anno dopo il piccolo portiere indossa guanti professionali e gioca nelle giovanili dello Sporting Braga. E ancora anni dopo, nel 2010, diventa il portiere del Portogallo durante i mondiali in Sud Africa.
Fa un grandissimo mondiale, grandissime parate, lo vogliono tutti ma lui sceglie l’Italia, il Genoa, sceglie l’ombra, perché sa che quando va tutto bene, quando pensi che tutto è perfetto, poi tutto crolla. Quindi è meglio ripararsi.
E infatti ormai non c’è domenica che Eduardo dos Reis Carvalho non faccia una “papera”, un errore; è ormai un avversario aggiunto.
Il Genoa vorrebbe venderlo a Gennaio, ma nessuno lo desidera più. Eduardo è secondo me un gran portiere, ma non si rende conto che è ancora vivo, e che non si è vivi solo quando va tutto bene.

Ieri il Napoli ha perso come normalmente si perde, meritando la sconfitta e non facendo nulla per evitarla. Se ieri il Napoli fosse stata una squadra di undici portieri, si potrebbe dire che ha perso a causa di undici “papere”. Ma siamo sopravvissuti, se stiamo ancora lì, tra i sette infiniti metri del nostro secondo posto, non vuol dire che le cose continuano ad andare bene e dobbiamo aspettarci il crollo.
Vuol dire che le cose continuano e basta.
Perciò adesso niente ombra, indossiamo i guanti che ci siamo sudati e affrontiamo il prossimo camion nel deserto.

Tanto i nostri undici portieri lo sanno bene, mai saranno soli.

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mercoledì 2 febbraio 2011

I comandamenti di Gemìno

Io da bambino ho sempre giocato a basket, era lo sport che mi piaceva di più, infatti al mio paese ero uno dei pochissimi che invece di voler somigliare a Roberto Baggio, voleva essere Karl Malone.
Io ci credevo veramente che un giorno avrei giocato nell’NBA, però mi rendevo pure conto che mentre farsi crescere un codino era una cosa abbastanza semplice, per somigliare a Malone, così grosso, così muscoloso ma soprattutto così nero, beh, avrei semplicemente dovuto rinascere, e allora per un po’ di tempo misi da parte la pallacanestro e decisi di iscrivermi alla scuola calcio.
Lì la prima cosa che notai fu che l’allenatore non l’avrei chiamato più “coach” ma “mistèrrr” e soprattutto che i bambini della scuola calcio erano più fanatici di quelli che giocavano a basket, forse perché la Serie A in fin dei conti era più vicina (almeno ideologicamente) dell’NBA.
Il mio mister si chiamava Gemìno, il cognome non l’ho mai saputo, era un uomo robusto con dei baffoni neri che lo facevano somigliare ad un allenatore dell’Unione Sovietica, però le somiglianze finivano lì e con noi era buono e ci lasciava liberi di divertirci senza troppi divieti. Gemìno ci insegnava le regole base del calcio e i suoi comandamenti, in mezzo al campo, erano molto semplici ed erano due soltanto: “non correte tutti sulla palla” e “non abbiate paura degli avversari”.
Io queste due regole le ho sempre ricordate, anche se poi ho lasciato la scuola calcio e sono ritornato a sognare di diventare una stella dell’NBA, però stavolta volevo essere Shaquille O’Neal, insomma i problemi che avevo prima ancora non li avevo risolti, anzi se è possibile erano peggiorati , visto che, se già somigliare a Malone era difficile, essere come O’Neal era impossibile anche solo da immaginare.
Ieri sera stavo guardando Milan-Lazio in tv, e già al decimo minuto del primo tempo m’è tornato in mente Gemìno, quando ho visto Ibrahimovic stoppare di petto sulla trequarti e, prima ancora che la palla toccasse terra, quattro giocatori della Lazio andare in copertura a cercare di rubargli palla, l’azione è proseguita ed io non ho dato troppo peso al mio ricordo d’infanzia, ma quando ho visto sulla fascia sinistra Emanuelson, Antonini e Ibra correre sullo stesso pallone e pestarsi i piedi per prenderlo, beh non ho potuto proprio arrestare il flusso di ricordi. Fosse stato Gemìno il “mistèrr” di Milan o Lazio, quelli ancora starebbero correndo intorno al campo per non aver rispettato i comandamenti.
Sempre guardando quella partita ho pensato che Gemìno sarebbe stato contento di allenare il Napoli, perché il Napoli è una squadra che non ha mai paura, ha giocato contro tutte le grandi del campionato Italiano e anche contro alcune grandi del calcio europeo (Liverpool, Steaua Bucarest, Benfica) senza mai farsi prendere dal panico, ha difeso contro grandi campioni al massimo doppiando la marcatura, ma mai ha mandato quattro uomini sullo stesso attaccante e mai si sono visti tre giocatori correre sullo stesso pallone, insomma il Napoli degli ultimi tempi è una squadra tranquilla che non si fa prendere dall’ansia, a dirla con Gemìno il Napoli è una squadra “religiosa” perché rispetta i comandamenti…

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