Nel bel film di Milos Forman Amadeus l’imperatore Giuseppe II che ha appena assistito alla prima di un’opera di Mozart, la commenta con le celebri parole: ‘troppe note”. La scena, così come l’aneddoto storico che ne è alla base, è una bella immagine dell’ottusità che, regolarmente nella storia, si contrappone al genio e lo ostacola.
Ho letto e sentito da più parti che il gioco di Lavezzi (almeno prima che decollasse nelle acrobazie delle ultime gare, zittendo anche i più scettici) sarebbe un gioco infruttuoso, inutile per la squadra: ‘troppi dribbling’.
La critica è pericolosa perché, si sa, dalla partita a calcetto del sabato alla serie A, il mondo pullula di sedicenti Maradona e la mamma di quelli che devono scartare pure il portiere prima di tirare in porta è sempre incinta.
Io voglio bene al Pocho, mi fa simpatia. E per due motivi soprattutto: il primo motivo è che è un genio, il secondo motivo è che non crede di essere Maradona.
Che sia un genio, calcisticamente parlando, mi pare ormai fuori discussione, e sono convinto che se il Pocho non giocasse nel campionato italiano dove i difensori, se non facessero i difensori, farebbero i galeotti (un po’ come i politici se non facessero i politici), ma in un campionato diverso probabilmente oggi staremmo ad osannarlo come Messi. Ma tant’è: per fortuna gioca in Italia, e forse forse è pure per merito del Napoli se ha imparato ad andare così forte. Dico soltanto che a forza di giocare con queste difese, prima o poi qualcuno lo rompe e sarebbe un peccato per tutti. Non solo per i tifosi napoletani. Bisogna correre ai ripari: d’altronde nel campionato italiano ci sono giocatori iper-tutelati dagli arbitri per la stessa ragione (e pure a ragione) e non si capisce perché il Pocho, che al momento è il più forte di tutti, debba pigliare tutte quelle botte. E zitto.
Il secondo motivo è più difficile. Mi fa sempre un po’ impressione quando Auriemma dice ‘quanto ci ricordi quell’altro argentino’, o quando la gente, alla fin fine, sentenzia che però Maradona era Maradona. Ora, io ammetto che – dal vivo – Maradona non l’ho mai visto. Però ho visto Lavezzi, ed è abbastanza. Sia in positivo che in negativo, i confronti mi sembrano (benché impossibili da evitare) fuori luogo. E il motivo è che tutti e due, Maradona e Lavezzi, sono dei geni. Il loro calcio è calcio artistico, senza essere calcio circense (e guardate che non è facile). Ma, come per tutti gli artisti, ognuno ha il suo stile, e alla fine, come in tutte le questioni estetiche, non è più una questione di bravura, ma di gusti.
Maradona è il Mozart del calcio, ma di certo Lavezzi non è Salieri.
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