Un giorno ero a pesca con mio padre e un suo vecchio amico. Noi, pescatori per passione, lui, per mestiere. Si dice che non esista pescatore del tutto appagato a fine giornata. E quando lo è o non è un pescatore o sta mentendo.
Ma quel giorno c’era poco da mentire: la nostra barca era piena di pesce. Pescavamo con la lenza a traino e non passava quarto d’ora senza tirare su dalle due alle tre leccia stella, ma anche palamiti e ricciolette, prendemmo persino due spigole.
Io non avevo neanche dieci anni, e mai avevo tirato su così tanta roba. Ero felice, e sicuramente a fine giornata avrei sfatato il mito del pescatore inappagato.
Ma a un certo punto tirai su uno sgombro. Gli sgombri sono pesci snobbati, perché hanno la carne tosta degli squali, poco saporita.
Allora una volta preso decisi di non buttarlo nel secchio in mezzo alle spigole, il secchio pieno di acqua di mare dove i pesci moribondi possono morire nella facile ricostruzione del loro habitat. Una specie di “onore allo sconfitto”: è giusto morire dove si è nati, o almeno nella sua riproduzione, soprattutto se invece del pranzo un amo appuntito ti squarcia la gola.
Solo che quello era uno sgombro e io decisi di buttarlo a terra nella barca e vederlo boccheggiare, non gli davo peso; iniziai pure un po’ a ridere perché strisciava come un serpente verso il secchio, odorava gli ultimi scampoli di mare, ma lui era uno sgombro e non una spigola, non ci pensai proprio al secchio.
Mi fece una specie di pena, e sprezzante, mentre già pensavo a ributtare la lenza al mare, mentre pensavo alle spigole, l’amico di mio padre prese lo sgombro e lo buttò nel secchio in mezzo alle spigole. Mi guardò lui sprezzante e mi disse: “Non è che perché sei vivo, si’ meglio ‘e iss’”, indicando lo sgombro.
Dopo non ho pescato più niente, e arrivato a sera non ero affatto appagato.
Oggi quando Lavezzi all’85° minuto di gioco ha messo il turbo e ha scartato due difensori all’altezza del centrocampo, quando a fine partita ha continuato a infierire su una “Sampdoria appestata”, che si arrampicava alla sua maglietta per frenarlo, si appendeva a lui per tirarlo giù, sembrava il Pocho sotto di quattro gol, lui lo sgombro, loro le spigole, loro i pescatori.
L’Inter perde
Il Napoli è vivo perché è al secondo posto con una rosa di 15/16 giocatori. Ma è soprattutto morto, perché guarda negli occhi gli avversari fino alla fine, tratta lo sgombro come vorrebbe essere trattato lui, diventa sgombro morto, combatte fino alla fine con dignità, come se non ci fosse differenza tra l’essere vivi con quattro goal di scarto e morti senza Cassano e Pazzini.
Il Napoli non aspetta l’avversario e non si chiude in difesa, ha un gioco, il suo gioco, e quello fa. Non si risparmia perché il gioco del calcio non lo prevede.
Il Napoli pesca fino alla fine perché in mezzo al mare questo si fa.
Perciò se la partita di oggi fosse stata infinita, a quest’ora il Napoli starebbe ancora facendo goal.
P.S. Un’ultima cosa sulle differenze: dopo l’eliminazione dalla coppa Italia Reja, allenatore della Lazio, ha detto: ci dispiace, ma abbiamo sbagliato il secondo tempo; Del Neri, allenatore della Juve ha detto: ci dispiace, ma con l’infermeria piena come la nostra… Di Carlo, allenatore della Sampdoria, ha detto: ci dispiace, ma i nostri nuovi attaccanti devono ancora ambientarsi. Cavani, attaccante del Napoli, ha detto: ci dispiace, e abbiamo il sangue agli occhi!
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