lunedì 31 gennaio 2011

Sai perché mi batte il corazón? Ho visto...

Nel bel film di Milos Forman Amadeus l’imperatore Giuseppe II che ha appena assistito alla prima di un’opera di Mozart, la commenta con le celebri parole: ‘troppe note”. La scena, così come l’aneddoto storico che ne è alla base, è una bella immagine dell’ottusità che, regolarmente nella storia, si contrappone al genio e lo ostacola.
Ho letto e sentito da più parti che il gioco di Lavezzi (almeno prima che decollasse nelle acrobazie delle ultime gare, zittendo anche i più scettici) sarebbe un gioco infruttuoso, inutile per la squadra: ‘troppi dribbling’.
La critica è pericolosa perché, si sa, dalla partita a calcetto del sabato alla serie A, il mondo pullula di sedicenti Maradona e la mamma di quelli che devono scartare pure il portiere prima di tirare in porta è sempre incinta.
Io voglio bene al Pocho, mi fa simpatia. E per due motivi soprattutto: il primo motivo è che è un genio, il secondo motivo è che non crede di essere Maradona.
Che sia un genio, calcisticamente parlando, mi pare ormai fuori discussione, e sono convinto che se il Pocho non giocasse nel campionato italiano dove i difensori, se non facessero i difensori, farebbero i galeotti (un po’ come i politici se non facessero i politici), ma in un campionato diverso probabilmente oggi staremmo ad osannarlo come Messi. Ma tant’è: per fortuna gioca in Italia, e forse forse è pure per merito del Napoli se ha imparato ad andare così forte. Dico soltanto che a forza di giocare con queste difese, prima o poi qualcuno lo rompe e sarebbe un peccato per tutti. Non solo per i tifosi napoletani. Bisogna correre ai ripari: d’altronde nel campionato italiano ci sono giocatori iper-tutelati dagli arbitri per la stessa ragione (e pure a ragione) e non si capisce perché il Pocho, che al momento è il più forte di tutti, debba pigliare tutte quelle botte. E zitto.
Il secondo motivo è più difficile. Mi fa sempre un po’ impressione quando Auriemma dice ‘quanto ci ricordi quell’altro argentino’, o quando la gente, alla fin fine, sentenzia che però Maradona era Maradona. Ora, io ammetto che – dal vivo – Maradona non l’ho mai visto. Però ho visto Lavezzi, ed è abbastanza. Sia in positivo che in negativo, i confronti mi sembrano (benché impossibili da evitare) fuori luogo. E il motivo è che tutti e due, Maradona e Lavezzi, sono dei geni. Il loro calcio è calcio artistico, senza essere calcio circense (e guardate che non è facile). Ma, come per tutti gli artisti, ognuno ha il suo stile, e alla fine, come in tutte le questioni estetiche, non è più una questione di bravura, ma di gusti.
Maradona è il Mozart del calcio, ma di certo Lavezzi non è Salieri.


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domenica 30 gennaio 2011

La differenza tra il Napoli e le Big? Loro sono solamente vive, noi siamo soprattutto morti.

Un giorno ero a pesca con mio padre e un suo vecchio amico. Noi, pescatori per passione, lui, per mestiere. Si dice che non esista pescatore del tutto appagato a fine giornata. E quando lo è o non è un pescatore o sta mentendo.
M
a quel giorno c’era poco da mentire: la nostra barca era piena di pesce. Pescavamo con la lenza a traino e non passava quarto d’ora senza tirare su dalle due alle tre leccia stella, ma anche palamiti e ricciolette, prendemmo persino due spigole.
Io non avevo neanche dieci anni, e mai avevo tirato su così tanta roba. Ero felice, e sicuramente a fine giornata avrei sfatato il mito del pescatore inappagato.
Ma a un certo punto tirai su uno sgombro. Gli sgombri sono pesci snobbati, perché hanno la carne tosta degli squali, poco saporita.
Allora una volta preso decisi di non buttarlo nel secchio in mezzo alle spigole, il secchio pieno di acqua di mare dove i pesci moribondi possono morire nella facile ricostruzione del loro habitat. Una specie di “onore allo sconfitto”: è giusto morire dove si è nati, o almeno nella sua riproduzione, soprattutto se invece del pranzo un amo appuntito ti squarcia la gola.
Solo che quello era uno sgombro e io decisi di buttarlo a terra nella barca e vederlo boccheggiare, non gli davo peso; iniziai pure un po’ a ridere perché strisciava come un serpente verso il secchio, odorava gli ultimi scampoli di mare, ma lui era uno sgombro e non una spigola, non ci pensai proprio al secchio.
Mi fece una specie di pena, e sprezzante, mentre già pensavo a ributtare la lenza al mare, mentre pensavo alle spigole, l’amico di mio padre prese lo sgombro e lo buttò nel secchio in mezzo alle spigole. Mi guardò lui sprezzante e mi disse: “Non è che perché sei vivo, si’ meglio ‘e iss’”, indicando lo sgombro.
Dopo non ho pescato più niente, e arrivato a sera non ero affatto appagato.
Oggi quando Lavezzi all’85° minuto di gioco ha messo il turbo e ha scartato due difensori all’altezza del centrocampo, quando a fine partita ha continuato a infierire su una “Sampdoria appestata”, che si arrampicava alla sua maglietta per frenarlo, si appendeva a lui per tirarlo giù, sembrava il Pocho sotto di quattro gol, lui lo sgombro, loro le spigole, loro i pescatori.
L’Inter perde 2 a 0 alla fine del primo tempo e poi ribalta il risultato: è una squadra viva. Il Milan perde un uomo, rimane in 10 e un minuto dopo segna e vince: è una squadra viva. La Lazio è viva perché pur avendo giocatori a pezzi vince con le sue uniche due azioni; la Roma lo è perché si permette di avere quasi più classe in panchina che in mezzo al campo.
Il Napoli è vivo perché è al secondo posto con una rosa di 15/16 giocatori. Ma è soprattutto morto, perché guarda negli occhi gli avversari fino alla fine, tratta lo sgombro come vorrebbe essere trattato lui, diventa sgombro morto, combatte fino alla fine con dignità, come se non ci fosse differenza tra l’essere vivi con quattro goal di scarto e morti senza Cassano e Pazzini.
Il Napoli non aspetta l’avversario e non si chiude in difesa, ha un gioco, il suo gioco, e quello fa. Non si risparmia perché il gioco del calcio non lo prevede.
Il Napoli pesca fino alla fine perché in mezzo al mare questo si fa.
Perciò se la partita di oggi fosse stata infinita, a quest’ora il Napoli starebbe ancora facendo goal.

P.S. Un’ultima cosa sulle differenze: dopo l’eliminazione dalla coppa Italia Reja, allenatore della Lazio, ha detto: ci dispiace, ma abbiamo sbagliato il secondo tempo; Del Neri, allenatore della Juve ha detto: ci dispiace, ma con l’infermeria piena come la nostra… Di Carlo, allenatore della Sampdoria, ha detto: ci dispiace, ma i nostri nuovi attaccanti devono ancora ambientarsi. Cavani, attaccante del Napoli, ha detto: ci dispiace, e abbiamo il sangue agli occhi!

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sabato 29 gennaio 2011

L'arbitro fischia l'inizio...

...comincia la partita!!!
Con la presunzione di avere molti lettori pensiamo sia giusto presentarci, mica tutti possono conoscerci già, e allora chi siamo?!? Siamo un trio abbastanza eterogeneo, composto da un Normalista, uno scrittore e un futuro odontoiatra, uniti da un'amicizia vecchia di anni e da una passione smisurata per il calcio in generale e per il Napoli in particolare, ed è proprio da questo grande amore che nasce l'idea di aprire questo blog, per avere uno spazio nostro in cui poter commentare e raccontare tutto ciò che è per noi la SSC Napoli, Napoli a parole appunto.
Vivendo molto lontani l'uno dall'altro, sentivamo il bisogno di questo spazio comune, e ci siamo impegnati a riempirlo di contenuti che sappiano essere piacevoli e stimolanti al tempo stesso, insomma non vogliamo fare qui una brutta copia di altri blog o di testate giornalistiche, qui metteremo le nostre opinioni, le nostre idee, i nostri malumori (siamo tifosi, dal greco antico typhos cioè febbre, siamo quindi malati e un malato si lamenta spesso) le nostre proposte.
Siamo anche un pò folli, perchè siamo convinti che la dirigenza del Napoli non potrà ignorare questo nostro blog, cioè noi non siamo semplici appassionati, noi siamo in simpatia con il Napoli (anche in questo caso facciamo riferimento al greco antico, da sumpathein, cioè condividere il pathos, la sofferenza altrui) noi cioè soffriamo con (e per) il Napoli e quindi la dirigenza presto o tardi ci contatterà e ripagherà in qualche modo questa nostra empatia con la squadra.
Seguiteci, vi sapremo far appassionare, questo in fondo è solo il calcio d'inizio e lo sappiamo tutti che "la partita finisce quando arbitro fischia"...

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